L’identità agricola di Pomigliano D’Arco, fagocitata dal completamento di processo industriale conclusosi con l’insediamento dell’aAlfa Sud, influiva non poco sull’alimentazione della popolazione del territorio. Le tradizioni culinarie legate ad una cultura autoctona, non aggregata a quella più peculiare partenopea, quindi scollata dalla città di Napoli,soprattutto a causa della diversa condizione economica vissuta dal capoluogo rispetto alla sua provincia, sono strettamente legate ai prodotti dati dalla campagna.
Le nostre massaie si cimentavano, di sovente, anche con il “ fatto in casa “ . Nella cucina pomiglianese si adoperavano, prevalentemente, gli ortaggi e i legumi, sapientemente abbinati alla pasta che veniva acquistata sfusa nelle putèche e, per le occasioni speciali, si faceva la pasta a mano, ’e pèttole, con la farina integrale di grano condita con il ragù, ’a sarza.
Dalle coltivazioni più diffuse, le patate e le noci,si originarono un piatto ed un liquore tra i più consumati: pasta e patàne e ’o nucillo. Le campagne della confinante Acerra, poi, regalavano i migliori fagioli e carciofi e pasta e fasule cu ’e spullecarielli e ’a carciòffola arrustùta.
Dal chianchière ci si recava di rado. Solo quando i raccolti erano buoni e la disponibilità pecuniaria era maggiore. Per questo la carne non ha un ruolo di rilievo sulle tavole dei pomiglianesi anche se, bisogna dirlo, ‘a brasciòla e ‘a purpètta, quando si ha fame, sono delizie insostituibili.
‘O scagnuòzzo , scagliozzo per i napoletani, era l’elemento principe che non poteva mancare mai, data la cospicua raccolta di granoturco ottenuta dai campi e i dolci, preparati con materie cosiddette povere, si chiamavano ‘e pezzette, ottenute dal mosto, ’o migliaccio a Carnevale, ‘e taralli, ‘a pizza dòce e ‘o tòrtano a Pasqua, ‘e strùffoli a Natale.
‘O CUPIELLO vi propone alcune elaborazioni culinarie tipiche dei nostri avi. Molte di esse sono ancora presenti nei nostri convivi e, comunque, sono quotidianamente servite in questa taverna.
Bòna appetito e purtàteve buòni.